Egregio Sig. Chieppa,
Le scrivo per sottoporLe una questione sulla salute della mia gracula religiosa, che mi fa compagnia ormai da 15 anni e fino ad ora, fortunatamente, non ha mai avuto problemi di salute di sorta. Da 3 o 4 giorni, purtroppo, l'uccello tiene un comportamento che mi preoccupa: beve in continuazione, cosa abbastanza insolita per le sue abitudini, e le feci, pur di colore e densità normali, sono associate ad espulsione copiosa di acqua, tale da infradiciare la carta posta sul fondo della gabbia. L'animale non ha perso vivacità ed allegria, sebbene mi appaia un po' dimagrito (specialmente le caruncole si sono "sgonfiate", come succede ad esempio durante la muta).
Un negoziante mi ha prospettato un'infezione da coccidi, consigliandomi un medicinale chiamato Disulfa; ho chiesto consiglio (purtroppo solo
telefonico, dato che qui a Grosseto non ho potuto trovare veterinari specializzati in animali esotici) ad un veterinario che mi ha proposto
un'ipotesi di diabete o - ben peggiore - di tumore del pancreas. Lui mi ha consigliato un antibiotico a largo spettro chiamato Vefloxa Formenti, per
trattare eventuali infezioni.
Purtroppo io non sono un ornicoltore e mi trovo in una situazione che non riesco a gestire da solo; per questo vorrei chiedere consiglio a Lei,
sperando che mi possa indicare una linea da seguire.
La ringrazio per l'attenzione e confido in una Sua risposta.
Alessandro Prunai - Grosseto
R
Gentile Sig. Prunai,
rispondo con priorità alla sua mail, in quanto ritengo di doverle ribadire l'importanza di far visitare direttamente da un medico veterinario esperto la sua gracula religiosa, evitando di procedere per tentativi di terapia che potrebbero far precipitare la situazione.
Da quanto mi descrive, il volatile presenta una poliuria ( aumentata emissione di urine nelle 24 h. ), associata a polidipsia ( aumentato consumo
di acqua ). I due sintomi, in relazione a specie ed età del soggetto, potrebbero essere determinati da una forma di diabete mellito, in
particolare se nota pure polifagia ( maggiore consumo di alimento ). Anche se il diabete mellito è meno frequentemente segnalato nelle specie alate rispetto ai mammiferi, poichè pare che nelle prime, metabolismo dei carboidrati e glicemia sarebbero controllati soprattutto dall'ormone glucagone piuttosto che dall'insulina; tuttavia nelle Maine ( gracula religiosa ) sono noti casi di patologia diabetica.
L'unico consiglio che possa darle, è di indirizzarsi con sollecitudine alla facoltà di medicina veterinaria della università di Pisa o Perugia ( a lei
più vicine ), chiedendo dell'Istituto o Servizio di Patologia Aviare. Vedrà che troverà le giuste competenze in grado di risolvere il suo problema. Una
poliuria/ polidipsia può essere cagionata pure da patologie renali, intossicazione da metalli pesanti, ipervitaminosi D, setticemie, eccesso di
sodio nell'alimento. L'ipotesi della patologia diabetica sembrerebbe la più credibile, in relazione allo stato del pennuto da lei descritto. Ci tenga
informati. Cordiali saluti.
Francesco Chieppa
Subject: Canarino con acariasi respiratoria
Salve,
ho da un mese tre canarini in casa. Uno di questi è affetto da acariasi respiratoria (a quanto dice il veterinario); posso tenerlo in una gabbia a parte, posta accanto alla gabbia in cui tengo i canarini sani, senza rischiare che si ammalino anche loro? (Sono sicuramente sani, in quanto non presentano gli stessi sintomi e hanno provenienza diversa). E' vero che si rischia anche la perdita del volatile? Quali rimedi posso utilizzare in casa per aiutarlo? Inoltre, vorrei sapere il nome di un veterinario specializzato in ornitologia a Bari (glielo chiedo in quanto ho letto che è iscritto all'Associazione Ornicoltori Pugliesi di Bari). Potrebbe dirmi anche il nome e l'indirizzo di qualche allevatore dei dintorni, specializzato in canarini da canto e/o di colore? (Non sono soddisfatta dei negozi di animali da me visitati a Bari).
Grazie.
Antonella Maizza - Bari
R
Gentile Signora,
il canarino affetto da acariasi respiratoria può essere efficacemente curato, e sarebbe opportuno non perdere altro tempo per farlo.
L'acariasi respiraroria è una parassitosi che si trasmette eminentemente attraverso secrezioni respiratorie ed imbeccate fornite ai pulli da riproduttori infestati. Tuttavia per ammalare è indispensabile che i volatili presentino una certa predisposizione organica, come ad esempio una scarsa efficienza del proprio sistema immunitario. Con tempi di evoluzione clinica piuttosto lunghi, la parassitosi può rivelarsi anche fatale. Se l'uccello indisposto è in una gabbia distinta da quella dei conspecifici sani, e tra i contenitori non v'è scambio di accessori (beverini, portapastoni, mangiatoie, ecc.), allora non credo il contagio possa diffondere facilmente. Per gli indirizzi dei medici veterinari esperti in ornitopatologia, se conosce il recapito della A.O.P.- Bari, chieda del presidente Dott. Laurence Jemmett, oppure si rivolga all'Istituto di Patologia Aviare della facoltà di medicina veterinaria dell'Università di Bari ( Valenzano ).
Circa i nominativi degli allevatori pugliesi non posso dirle nulla, in quanto questa rubrica - letta mensilmente da oltre 10.000 appassionati di ornicoltura - deve necessariamente essere imparziale; non possiamo fare favoritismi indicando recapiti di singoli allevatori.
La ringrazio per l'attenzione.
Cordialità. Francesco Chieppa
Gentile Sig. Chieppa,
le scrivo per chiederle gentilmente un consiglio urgente, per quanto riguarda la mia coppia di inseparabili. Spero veramente in un suo aiuto, dato che mi sono già rivolto a un veterinario aviare e dal negoziante, ma il problema non si è ancora risolto.
Ho da 3 mesi una coppia (maschio/femmina) di inseparabili fischer. Sono nati a giugno di questo anno. Da circa 15 giorni, la femmina presenta una perdita totale di piume sul capo. Ha iniziato con una piccola macchiolina, ed ora la
perdita di piume è arrivata fino all'altezza del collo.
Supponevamo fosse il maschio a strapparle le piume, perchè ogni tanto lo abbiamo visto farlo. Il veterinario ha detto che il maschio è pronto per la riproduzione mentre la femmina è ancora troppo piccola. Ci ha consigliato di mettere intanto il nido. Mi sono già consultato con una allevatrice esperta la quale mi ha detto di non aver mai visto una cosa del genere, in quanto i fischer non sono soliti strappare le piume alla femmina. Mi ha anche detto di togliere il nido, perchè la femmina è troppo piccola.
Ho letto su Internet che potrebbe trattarsi di alopecia da stress. E' possibile?
La gabbia in cui si trovano attualmente è di dimensioni
55-28-35.
L'allevatrice mi ha consigliato inoltre di separarli con un divisorio, per vedere se è veramente il maschio a provocarle il problema, o è qualcosa di più grave. In caso fosse il maschio, mi ha detto, le piume sul capo dovrebbero ricrescerle nel giro di quache settimana. E' giusto separarli?
Come può notare, le versioni sono su tutti gli argomenti discordanti. Sono molto preoccupato per la salute dei pappagalli.
Spero di ricevere da parte sua una risposta.
Le sarei veramente grato. Cordiali saluti
Claudio Celli
P.S. in allegato Le invio la foto per renderle più chiaro il problema.
R
Gentile Lettore,
premesso che la gabbia nella quale alloggia i suoi fischer mi sembra un pò angusta come dimensioni, e che lo stress può procurare delle alopecie, come pure la brama del maschio di accoppiarsi, trovo plausibilissimo l'accorgimento suggeritole dall'allevatrice esperta. Divida la coppia, lasciandola a contatto tramite una griglia separatrice, magari in un contenitore ben più spazioso. Se fosse il maschio a deplumare la partner, vedrà ricrescere le piume in una diecina di giorni. Curi l'integrazione vitaminica.
Qualora il problema si aggravasse nonostante la separazione, ritorni dal medico veterinario, chiedendogli magari di eseguire esami specifici di laboratorio sulle aree deplumate, per escludere cause infettive ( difficili mi sembra da ipotizzare, visto che avrebbero coinvolto anche il maschio convivente ). Ci tenga al corrente.
Cordialmente.
Francesco Chieppa

Subject: Petto gonfio
Gentilissimo Francesco Chieppa,
mi sono accorto in questi giorni che una mia canarina novella, lipocromica rosso intenso, ha la parte superiore del petto gonfia ed arrossata. Il gonfiore è tale da modificare la silouette della canarina e quindi già evidente ad occhio, senza necessità di soffiare le piume.
L'alimentazione fino a pochi giorni fa è stata esclusivamente a base di pastoncino morbido con aggiunta di colorante rosso "xantofil della Chemivit"; mentre ad oggi ho eliminato il pastoncino e la alimento con solo misto "T3" di semi.
Ringrazio per il tempo che potrà dedicarmi e porgo i più cordiali saluti.
V. D'Onofrio
R
Gentile Dott. D'Onofrio,
cosa intende per: " L'alimentazione fino a pochi giorni fa, è stata esclusivamente a base di pastoncino morbido con aggiunta di colorante rosso xantofil della Chemivit "? Che in sostanza la canarina consumava solo pastoncino? E' evidente allora che avrà accumulato una notevole riserva di grasso nella regione sternale, che smaltirà tenendola a sola miscela povera ( molti semi farinosi, pochi oleosi ).
Il pastoncino è di per sè alimento energetico, a maggior ragione se del tipo "morbido", reso tale per solito con aggiunta di grassi animali e/o miele. Quindi la causa della pinguedine localizzata, è certamente da mettere in relazione con un'alimentazione inidonea ed ipercalorica. Tenga presente che per intrinseche caratteristiche fisio-anatomiche, i piccoli uccelli ornamentali non possono mai fare a meno del becchime.
La colorazione rossa della zona prominente, è da ascrivere al colorante assunto. Se la canarina a dieta non dovesse modificare aspetto, presentasse segni di dispnea ( respirazione difficoltosa a becco aperto ) e di scarsa vivacità, allora la faccia visitare da un medico veterinario esperto, per escludere una rottura di un sacco aereo, o un tumore a carico del tessuto adiposo ( lipoma - liposarcoma ). Se ci avesse allegato una foto del soggetto, forse avremmo potuto esserle più precisi.
Cordialità.
Francesco Chieppa
Gentile Francesco,
ho una maina indiana di 17 anni, che fino ad oggi ha sempre goduto di ottima salute. Sono stata sempre molto attenta nell'alimentazione e a tenerlo al riparo da correnti d'aria e sbalzi di temperatura, ma mi sono resa conto che, da un giorno a questa parte, il mio pennuto ha cominciato a evidenziare segni di malessere: parla pochissimo, fatica a fischiare, non fa più il bagno e non riesce più a saltare da un trespolo all'altro. Ho dovuto
abbassare tutte le aste della gabbia per consentirgli di accedere agevolmente a mangime, acqua e mela, dato che, essendo malfermo sulle zampe,
non riusciva più a salire sul trespolo più alto.
Non sembra avere problemi di inappetenza: mangia e beve regolarmente, ma ha un equilibrio precario e un certo tremore alle zampe...
Sono molto preoccupata. L'allevatore mi ha detto che potrebbe trattarsi di uno sbalzo di temperatura e di somministrargli, al limite, un quarto di
aspirina ...
C'è altro che posso fare? Grazieeee!
Anna Proserpio
R
Gentile Signora,
sarei del parere di trascurare il consiglio fornitole dall'allevatore, in quanto la somministrazione di acido acetilsalicidico ( Aspirina ), può determinare dei problemi gastrici anche gravi alla bestiola. Credo sia il caso di indirizzarsi ad un medico veterinario esperto, per una visita del pennuto. Il volatile ha comunque un'età molto avanzata; non escludo pertanto si tratti di acciacchi legati alle sue tante primavere. Certamente il professionista saprà fornire, de visu, adeguate risposte e soluzioni.
Cordialità. Francesco Chieppa
Mi scusi se la importuno sig. Chieppa,
io sono Gaetano e vi scrivo dalla provincia di Napoli, volevo porle una domanda. Sono in possesso di una coppia di canarini scotch, come lei ben sa le zampe dei canarini sono formate da tre dita in avanti e una dietro ( mi scusi se le chiamo dita, ma non ne conosco il nome scientifico ), alla mia femmina di scotch nella parte anteriore al dito centrale, tra la fine del dito e l'inizio dell'unghia, gli è cresciuta una palla rossa, come se fosse un'infezione, secondo lei cosa potrebbe essere? cosa potrei fare per curargliela? Sicuro di una vostra adeguata risposta le porgo i miei più sentiti saluti e complimnenti. Gaetano Natale.
R
Gentile Sig. Natale,
anzitutto grazie per i convenevoli; naturalmente lei non mi disturba affatto. Contribuisce alla stesura della nostra rubrica mensile che ci permette di interloquire con gli abbonati di "Uccelli", dando voce ai loro problemi di allevamento! E' assolutamente un piacere per me ricevere le vostre missive e tentare di chiarirvi qualche dubbio. Mi scuso solo per i ritardi talora nelle risposte. In riferimento allo specifico, l'ipotesi più immediata è che possa trattarsi di una puntura di zanzara, ma non è neppure da scartare una infezione locale da germi opportunisti (Stafilococchi?), penetrati attraverso una piccola lesione cutanea, pittosto frequente da prodursi in quella sede. Le consiglio di pennellare la lesione con glicerina iodata (50% tintura di iodio + 50% glicerina liquida), con frequenza giornaliera.
Cordialmente. Francesco Chieppa
Subject: Di che colore scelgo la Canarina da ibridare con il Cardellino?
Buonasera Sig. Chieppa, Sono Francesco da Reggio Calabria.
Volevo chiederLe: secondo Lei qual'è il colore ideale della canarina per l'accoppiamento con il cardellino? Qualcuno dice che la canarina dovrebbe essere gialla mosaico, altri possibilmente scura. Potrebbe darmi un Suo consiglio, che secondo me sarà quella più giusto? La ringrazio. Attendo Sue notizie urgenti. Saluti Francesco - Reggio Calabria
R
Gentile Lettore,
in ibridicoltura le strade percorribili non sono mai sufficientemente esplorate! Si possono ottenere ottimi ibridi accoppiando il cardellino con canarine melaniniche, così come lipocromiche. C'è chi asserisce che con il nero bianco dominante ( ardesia ) sia più facile ottenere pezzati con estensione delle zone di piumaggio apigmentato ( bianco ), se non addirittura ibridi totalmente chiari. Chi preferisce demandare la fortuna alla scelta di canarine mosaico. Chi invoca senza esitazioni l'impiego del Satinè. E' certo che ibridando con cardellini ancestrali non portatori di caratteri cromatici occulti, occorre escludere l'impiego di canarine di varietà e tipi a trasmissione genetica recessiva, o legata al sesso. In quanto gli F1 non potranno fenotipicamente esprimere le caratteristiche cromatiche del parentale Serinus. Diversamente se utilizzassimo cardellini mutati, allora potremmo abbinare le mutazioni secondo il relativo schema di trasmissione fenotipica. Coraggio, si armi di tanta pazienza; provi e riprovi e vedrà che la fortuna le arriderà.
Cordialmente. Francesco Chieppa
Subject: Dove trovare gli anelli?
Vorrei sapere,
cortesemente, cosa devo fare per anellare i pulli che nascono? A chi devo rivolgermi?
Distinti saluti Perdichizzi Giuseppe
R
Gentile Signor Perdichizzi,
gli anellini, contrassegno di allevamenti iscritti alla Federazione Ornicoltori Italiani, vengono forniti annualmente dalla Federazione, per il tramite delle associazioni ornitologiche territoriali che li distribuiscono ai propri associati. Pertanto, per inanellare i prodotti del suo allevamento e poter in questo modo partecipare da espositore alle rassegne FOI e COM, deve iscriversi ad una associazione ornitologica federata FOI.
Per conoscere la sede più vicina alla città dove risiede, la invito a contattare la Federazione Ornicoltori Italiani - Via Conciliazione 45/A - 29100 Piacenza - Tel. 0523/ 593403 - Fax. 0523/ 571613 - Mail foi@foi.it Con l'augurio di poterla presto annoverare nella grande famiglia FOI, la saluto cordialmente. Francesco Chieppa
Salve Sig. Chieppa,
avevo bisogno di una informazione.
Ho 4 canarini, una coppia e figlio, e un altro che io ironicamante chiamo "zio".
Li tengo posizionati in un terrazzo abbastanza coperto ai lati, aperto solo difronte.
Io abito ad Albano Laziale, e lo scorso inverno li ho lasciati fuori ( sempre coperti con plastica e coperte) anche con la neve.
Faccio bene a lasciarli fuori con questo freddo?
Tanti dicono che i canarini soffrono solo il vento e quindi posso stare tranquillo.
Attendo una sua risposta, per far sì che i miei pennuti non abbiano rischi.
Grazie Mille
Filippo - Albano Laziale
R
Gentile Filippo,
in linea di massima, soggetti bene adattati a dimorare permanentemente all'esterno in posizione riparata dai venti, possono convenientemente continuare a svernare sotto le stelle. Allorchè il clima fosse particolarmente rigido, intervenga sulla qualità della dieta, incrementando le componenti alimentari energetiche: semi oleosi (in particolare lino e ravizzone rosso) - pastoncino secco del commercio (da grassare e rendere
leggermente umido con aggiunta di olio di oliva ed un tantino di miele). Il tutto naturalmente senza esagerare, controllando sempre l'entità del pannicolo adiposo sottocutaneo dei beniamini piumati, che non deve essere eccessivo. Cordiali saluti.
Francesco Chieppa
Subject: Determinare il sesso dei Passeri del Giappone
Egr. Sig. Chieppa,
dopo mia sorella torno anch'io, per porLe qualche quesito inerente i miei Passeri del Giappone.
Dunque, l'anno scorso, nel mese di settembre, ho acquistato 5 novelli chiedendo esattamente al fornitore il numero di maschi e di femmine. Infatti gli uccellini forniti come femmine, non cantavano. Preciso che erano nati da 4 mesi. Le femmine hanno deposto uova, tranne una. La stessa gode di buona salute e non presenta anomalie di alcun genere. Io mi diletto a tenerli in
mano ed a osservarli, ed ho notato una differenza morfologica tra questa e le altre femmine.
In particolare: mentre le altre presentano un bacino di forma
allungata, piuttosto preponderante, questa, soprattutto durante i primi mesi, si presentava con la carena dello sterno terminante quasi all'attacco della coda. Ora con lo sviluppo il suo bacino rimane molto stretto, come quello dei soggetti maschi e per di più sotto la coda è presente un agglomerato di piume molto compatto, che lascerebbe pensare alla presenza
dell'organo riproduttore maschile. Ho sempre saputo però, dalle oche pubblicazioni che ho letto, che non esiste dimorfismo sessuale nel Passero del Giappone e che questo è limitato solo al canto. Ecco allora le mie domande:
può darsi il caso che effettivamente si tratti di un maschio, anche se non ha mai cantato? Se così fosse, esiste una strategia per riportare il suo comportamento alla normalità?
Per completare il quadro aggiungo che i soggetti maschi che ho tentato di darle come partners, tentano regolarmente la copula con questo soggetto.
Spero che le vaghe informazioni che ho potuto fornirLe, siano sufficienti per azzardare una qualche ipotesi di soluzione, tanto più che oltre ad amare i miei uccellini e cercare il meglio per loro, sono anche molto curiosa di capire di più su certi loro comportamenti.
La ringrazio davvero della risposta che gentilmente vorrà darmi e La saluto cordialmente.
Maria - Roma
R
Gentile Signora,
come giustamente ha scritto nella Sua missiva, il Passero del Giappone ( Lonchura domestica ) è specie assolutamente priva di dimorfismo sessuale. L'unico metodo sicuro per individuare il maschio, è costituito dalla percezione del suo canto, assente nella partner.
Le differenze intuitive che enumera, potrebbero anche essere significative al fine di un sessaggio morfologico, ma non mi risulta esistere studi statistici in proposito.
Il fatto che l'uccellino sia l'unico a non aver deposto, non può con tutta certezza confermarci il sesso maschile. Potrebbe trattarsi di una femmina ancora immatura per cause patologiche, con anomalie a carico degli organi della riproduzione, e/o squilibri di tipo endocrino.
Provi ad isolare il soggetto, disponendolo in gabbia contigua a quella delle femmine e ne osservi il comportamento. Se iniziasse a cantare e/o cercasse di imbeccare le Passere domestiche, allora avremmo buoni motivi per ritenerlo un maschietto. Viceversa non vi sarebbero elementi probanti.
Cordiali saluti.
Francesco Chieppa
Salve,
sono un ragazzo calabrese di 14 anni; ho comprato una coppia di ondulati, uno dei quali è albino. Sul sesso del pappagallo azzurro non avevo dubbi, in quanto la cera del becco era di un bell'azzurro e andò via via scurendosi.
Per quanto riguarda il sesso dell'albino, ho avuto qualche dubbio perché la cera di quest'ultimo era di color avorio con qualche sfumatura di rosa e
azzurro; con il passare del tempo però la cera è diventata marrone. Che sia una femmina o un maschio mi importa poco, i problemi sorgono dal momento che il mio pappagallo è un po aggressivo: dopo circa due mesi di convivenza (fino ad allora andavano d'accordo) ha ucciso il suo compagno di gabbia.
Dopodiché mi è stato regalato un ondulato maschio molto giovane e, appena li ho messi insieme in gabbia, ha iniziato a infastidirlo con delle beccate e così sono stato costretto a separarli.
Secondo lei a che cosa è dovuto questo comportamento? Potrebbe trattarsi di un maschio? Come dovrei comportarmi con il pappagallo? La ringrazio di avermi dedicato un po' del suo tempo, Attendo sua cortese risposta.
Francesco Manganella
R
Gentile Lettore,
se la cera che circonda le narici del pappagallino è marrone, escludo trattarsi di un maschio. Ho allevato in passato il Pappagallino ondulato (
Melopsittacus undulatus ), e devo confermare di essere incorso in episodi analoghi di aggressività tra conspecifici. All'epoca e più o meno della sua età, mi ero divertito a compiere delle osservazioni sul comportamento di coppia in cattività delle cocorite, rilevando che spesso l'unione di una femmina adulta con un maschio giovane, scatena l'aggressività della prima, a differenza dell'assortimento di maschio adulto di età matura con una giovane femmina, quasi sempre seguito da un accanito corteggiamento del maschio, che si conclude spessissimo con la copula.
Ciò premesso, le consiglio di separare per un pò (diciamo un mese) i partners piumati mediante griglia separatrice, lasciando che si vedano e
possano familiarizzare. Appena tra i piumati si sarà stabilito affiatamento, li riunisca, sistemando la cassettina per la nidificazione; meglio se ne
disponesse due ai lati opposti della gabbia.
Tenga presente infatti che il Pappagallino ondulato è negli areali australiani d'origine un nidificatore coloniale, pertanto tutto il suo
comportamento sessuale, evolutosi nel corso dei millenni, fa riferimento alla nidificazione di gruppo, che svolge un ruolo determinante
nell'approntamento e realizzazione sessuale della specie. La nidificazione domestica di una coppia isolata, è talora possibile, ma non matematica.
Meglio sarebbe disporre di un minimo di due coppie, collocate in gabbie contigue. Ci tenga al corrente degli sviluppi. La saluto molto cordialmente.
Francesco Chieppa
Salve,
ho visitato il suo sito web, ed ho scoperto di avere un canarino maschio nero bruno, con addome e gola gialli.
Fa coppia stabile da un anno e mezzo con una femmina, acquistata in negozio come lui, gialla brinata bianca, direi un tipo normalissimo isabella, diventata ormai piuttosto grossa rispetto al maschio.
Solo quest'anno hanno deposto non so quante cove, da cui sono nati nove canarini di colori misti, tutti marrone sabbia o scuro, con coda bianca o giallo molto tenue.
Tendo a vedere che le femmine, in numero maggiore, hanno piumaggio più chiaro su tutto il corpo, tranne una di enorme corporatura nata unica da una cova.
I maschi invece sono tutti sul tipo paterno, Lyzard credo, marrone bruno, con varietà di giallo e bianco nella coda e nel petto.
I maschi hanno una voce bellissima, e continuano a fare serenate ogni sera, anche adesso che è inverno.
Li tengo tutti in due gabbie grandi comunicanti, sono diventati undici con i genitori. Ma la coppia adulta non smette più di fare uova, fecondate. Ha iniziato a febbraio e prima di svezzarli la madre ricomincia a fare un nuovo nido, lasciando al padre che è bravissimo, l'incombenza di far crescere i piccoli di 15/20 giorni. E lei ricomincia a deporre altre 3/5 uova da cui di solito nascono due piccoli, con qualche eccezione.
L'ultimo è nato oggi, il 3 dicembre, anche se la casa non è molto calda (circa 21-22 gradi).
Loro sono inscindibili, si nutrono e fanno coppia fissa con corteggiamento più o meno continuo.
Quello che mi pare strano è che nessuno dei figli, eppure i maschi cantando cercando già a tre mesi di rincorrere le femmine, ha fatto un nido proprio né uova.
I problemi mi sembrano tre:
1) come far smettere almeno qualche mese la femmina adulta di deporre? Se le tolgo le uova ricomincia di nuovo dopo pochi giorni, si sfinirà.
2) la sterilità, apparente, delle figlie femmine che sono in maggior numero, e dei tre maschi nati, è certa quando non si riproducono neanche nella stagione primavera-estate?
3) e quindi... è necessario suddividerli in coppie perché si riproducano, quindi fare tante gabbie quanti sono i maschi, a primavera?
Ultimo ... Io non sono un'allevatrice, avevo comperato due canarini per nostro figlio che è disabile, per interessarlo un po' alla natura. E' che ora diventano tantissimi e non so come e dove tenerli così tanti. Oltretutto mi aspetto una primavera con altri 8/10 cuccioli.
Come fare per non stressarli troppo?
La ringrazio, se vorrà e potrà rispondermi secondo la sua esperienza. Cordialmente,
Lidia
R
Gentile Signora,
dalla sua cortese missiva traspare una grande apprensione per i suoi beniamini alati che, sinceramente mi ha favorevolmente colpito. Ritengo che lei pur non essendo attualmente come dice una "allevatrice", ha certamente il talento e la passione giusta per diventarlo. Anche se poi, riprodurre un solo soggetto è già essere allevatori!
Ciò premesso, allorchè gli uccellini vengono mantenuti in ambiente domestico fornito di illuminazione artificiale, concretizzante un fotoperiodo di durata primaverile/estiva, evidentemente soggiacciono a stimolazione neuro-ormonale in grado di conciliare permanentemente la funzione riproduttiva. Se a questo aggiunge magari la somministrazione di una dieta ricca di proteine, una integrazione con vitamine, allora possiamo certamente convenire che i suoi pennuti godono di un prolungato management di induzione riproduttiva, che li porta disordinatamente a riprodursi anche in piena stagione invernale.
Come porre rimedio? Anzitutto dovrebbe cercare ai canarini una diversa sistemazione logistica. Sarebbe opportuno potessero disporre di una stanzetta tutta per loro, con illuminazione naturale e priva di riscaldamento; dove potersi svegliare all'alba ed andare a dormire al tramonto stagionale. In questo modo il loro ciclo biologico attualmente sfasato, si riequilibrerebbe. Poi è necessario suddividere in uno dei due gabbioni tutti i maschi e nell'altro le femmine. I novelli non sono sterili, ma raggiungono la maturità sessuale intorno ai sette/otto mesi d'età. L'esposizione ad un fotoperiodo innaturale può compromettere tale sviluppo; può sfasare e pregiudicare la muta del piumaggio - fase molto delicata ed essenziale per tutti gli uccelli - trasformandola in una debilitante falsa muta continua. Insomma, l'esposizione degli alati ad un fotoperiodo irregolare ed innaturale, è causa per essi di tante spiacevoli conseguenze ed anche patologie.
Pertanto, segua il consiglio pregiudiziale che le ho fornito. Poi a primavera suddivida le coppie in altrettante gabbie da cova, vedrà che tutte riprodurranno regolarmente. Bisogna perfezionare anche l'alimentazione in fase di cova, ma per quello torni cortesemente a scriverci a fine inverno, saremo ben felici di poterla aiutare.
Circa le razze e varietà di colore che mi indica, non sono in grado di valutare da una semplice descrizione epistolare. Sarebbe stato necessario visionare delle foto dei suoi soggetti.
Le consiglio anche di sfoltire la famigliola alata, cedendo i novelli che meno le piacciono alle uccellerie, in cambio magari di alimenti. Ed anche di scambiarne alcuni per altri non consanguinei, con i quali assortire le nuove coppie. Al fine di non indebolire il suo ceppo. Anche se molto spesso le rivendite di pets, costituiscono una reale incognita circa lo stato di salute delle bestiole commercializzate, a causa dell'assemblamento di specie e razze di diversa provenienza.
Cordialmente.
Francesco Chieppa